| La
vergogna di LUIGI PINTOR
da il manifesto del 27 Marzo 2003
La guerra sarà lunga, siamo solo all'inizio. Se lo dicono
loro possiamo crederci anche se prima dicevano il contrario. Tradotto
in pratica, vuol dire che la strage al mercato di Baghdad è
solo un inizio. Non è un effetto collaterale della guerra,
è il suo cuore.
Questi
morti li conosciamo, di altri in altre città sentiamo parlare.
I massacri, la macelleria, la carneficina prendono il posto che
gli spetta. Siamo solo all'inizio. Sono bombe straniere, anglo-americane,
non cannonate di un nemico interno su un mercato di Sarajevo. Vengono
da molto in alto, dalla cima del nostro mondo civile. Se questa
è una guerra di liberazione, cos'è una guerra di aggressione
e di conquista? Non era stata presentata così al mondo e
al suo paese da George Bush. Non era una guerra contro una popolazione
ma contro un tiranno e sarebbe stata quasi indolore. Ora anche molti
soldati americani, pù di cento, muoiono e moriranno senza
saperlo (quelli iracheni uccisi a Najaf sono mille).
Se è solo l'inizio ci si potrebbe ancora fermare prima del
massacro finale. Ma l'America, che vive sotto assedio, non conosce
questo scenario e non ne immagina le conseguenze. Crede a quel gelido
coglione del suo ministro della difesa, al vice-presidente che ha
in appalto i pozzi iracheni, al presidente che vuole essere rieletto.
E ha la certezza della vittoria. Se si accorgerà prima o
poi d'essere stata ingannata si infurierà ma sarà
tardi.
Davvero la vittoria finale, preceduta dalla sporca immagine di
questa guerra, porterà in Iraq la democrazia? Indirete libere
elezioni in un paese finalmente pacificato? C'è una probabilità
su un milione che accada qualcosa di simile, ce ne sono molte di
più che il vulcano non si spenga. Farete allora il protettorato
anglo-americano che avete progettato dal 1991? O sarà una
gestione pluricoloniale? Farete tutto da soli o userete un altro
vassallo locale, com'è stato per voi Saddam?
E' odioso essere profeti di sventura, ma qui non si tratta di essere
profeti perché la sventura è sotto i nostri occhi.
Lo è nell'escalation della guerra in atto e tutti i suoi
connotati militari e politici prospettano un quadro delle relazioni
internazionali postbelliche sconvolto e sconvolgente. Se siamo solo
all'inizio, chi mal comincia è alla metà dell'opera.
Non ci viene oggi da concludere che la volontà di pace che
corre per il mondo è più forte di tutto questo, anche
se lo ripetiamo ogni giorno non come un rituale ma per convinzione.
Oggi ci viene da dire semplicemente che quel che accade è
una vergogna dell'umanità. |