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RACCONTI DI VIAGGIO

Un volo in Costa Rica (Racconto di un viaggio in Costa Rica)
di Valerio Minarelli

Sono 5 anni che volevo tornare in Costa Rica. La prima ed unica esperienza che feci in quel paese mi segnò profondamente, furono solo due settimane ma di una intensità e “diversità” unica.
A Novembre cercai quindi un volo con partenza nel periodo natalizio per renderlo compatibile con le esigenze del mio lavoro nella scuola. Niente! Troppo tardi! Non si trovavano più biglietti se non a carissimo prezzo (il doppio del prezzo normale). Passato Natale ci avevo ormai rinunciato, quando, una richiesta via mail di Katia, una GEV da qualche anno stabilita in Costa Rica, mi ha stimolato a cercare una strada che mi consentisse di volare in Costa Rica.
Sulla possibilità di concretizzare questo sogno, io stesso ero scettico. Poi, passo dopo passo il viaggio ha preso forma. Facendo i salti mortali ottengo alcuni giorni di ferie poi trovo il volo giusto con KLM-Martin Air: da Bologna a San Josè via Amsterdam-Miami e ritorno per 835 Euro tutto compreso. Sono partito il 21 di Gennaio alle 6,30 del mattino e, grazie adlla differenza di fuso orario, sono giunto in Costa Rica alle 18,30 dello stesso giorno (in Italia erano l’1,30 del 22 gennaio). Qui inizia la mia avventura.
Finalmente il caldo, raggiungo la casa che mi ospiterà nei primi giorni, camera con bagno a San Pablo de Heredia (a pochi Km da San Josè) per 5 $ al giorno, è la casa di Ivana, una signora di Bologna che da molti anni risiede in Costa Rica. Contatto subito i nostri referenti a San Josè: la segretaria di PROVCA (PROgrama Voluntarios para la Conservacion del Ambiente) Cecilia Mesen e l’amica Katiana. Il giorno dopo le vedo, parliamo dei programmi di conservazione su cui coinvolgere le GEV e Katiana mi porta a visitare il Parco Nazionale del Vulcano Poas, un cratere posto a 2700 mt sul livello del mare con all’interno fumarole e un lago azzurro denso da fotografia.
Il primo approccio con il cibo del nuovo mondo è stimolante: riso, fagioli, pomodori e “patacones” (platano fritto) poi avocado, mango, papaia e “pinia” (ananas) il tutto accompagnato dall’immancabile “cervesa Imperial”, la birra nazionale. Il tempo si è improvvisamente rallentato, i ritmi bolognesi cadenzati dal lavoro, la casa, le gev, gli impegni politici e di vita lasciano spazio alla contemplazione degli spazi, alla tranquilla conversazione sorseggiando un abbondante caffè. “Pura vida” come dicono quì.
Io in Costa Rica ci sono comunque venuto per fare alcuni incontri e per partecipare ad un preciso progetto di indagine naturalistica sui delfini. L’indomani mattina, accompagnato da Cecilia, sono nell’ufficio del Sindaco di Santo Domingo di Heredia col quale discuto l’eventuale loro interesse ad un “gemellaggio” con il Comune di San Lazzaro di Savena; due ore dopo sono sul bus diretto a Puerto Jimenez, 300 km a sud nella penisola de Osa a ridosso del Parco Nazionale del Corcovado. Alle 21, dopo 9 ore di viaggio, raggiungo Puerto Jimenez. Alla fondazion Tuva incontro Katia Sacchi, la GEV, del nostro Raggruppamento, “trasferitasi” in Costa Rica, e il suo gruppo di lavoro composto da Natalia e Paco a cui mi aggrego. Lontano da San Josè la realtà che mi circonda è ancora più diversa, il contatto con gli elementi della terra è immediato, diretto come diretto e schietto è il rapporto con la gente, sempre cordiale e aperta. Tutti salutano e la natura ti sovrasta, le strade non sono asfaltate e sono fatte di grossi sassi, le case sono di legno grezzo e lamiere per tetto, i rumori ed i profumi si spargono senza ostacoli... e a pochi passi la grande foresta del Corcovado National Park. In Costa Rica non c’è l’ora legale per cui il sole sorge presto e tramonta altrettanto presto, quindi sveglia alle 5,30, colazione alle 6 – 6,30 poi via si parte a cercare i contatti con gli operatori che portano in mare i turisti: la nostra “investigazion” riguarda i delfini, le orche, le balene, il comportamento dei turisti e le opinioni degli operatori.
Finito a Puerto Jimenez ci spostiamo a Baia Drake (Drake Bay), un centinaio di km di strada bianca e vera e propria pista per fuoristrada. Noi siamo dotati di un Peak Up con cassone dietro, carichiamo tutto: valige, vettovaglie, bacinelle e sacchi a pelo poi 3 di noi davanti in cabina con la bimba piccola di Katia e due sul cassone. La polvere ci ricopre completamente ma alla fine ce l’abbiamo fatta, dopo 4 ore arriviamo nella nuova Baia. Incantevole! Selvaggia! Silenziosa! Fuori dal “nostro” mondo comune. Per me è in assoluto il più bel posto che ho visto in Costa Rica. La Baia è direttamente sull’Oceano Pacifico, attaccata al Corcovado ed esattamente di fronte all’Isola del Cano (Riserva Naturale Absoluta).
Noi prendiamo alloggio in una casetta di legno con cucina e bagno esterno, la luce elettrica viene erogata per tre ore al giorno, dalle 18 alle 21, per il resto si fa con le candele... ma a qualche chilometro da li, immersi nella foresta ma direttamente sul mare ci sono una serie di piccoli alberghi dai nomi fantastici ed accattivanti – Aquila de Osa, Pirate Cove, Delfin Amor, Mirador Lodge, La Scaletas, Rancho Corcovado, La Paloma, Cocalito Lodge ecc. Veramente belli e… cari. Qui ho fatto le escursioni più belle, utili ed interessanti: tanti avvistamenti dei delfini fino ad esserne circondati ed a nuotarci in mezzo, qualche tartaruga di mare, qualcuno ha visto anche l’orca… tante foto, poi l’Isola del Canio e trakking in Corcovado da San Pedrillio, a “mirar” pappagalli, pizote, iguane e scimmie. Una settimana intensa e meravigliosa. Irripetibile! La ricerca che stanno conducendo Katia ed i suoi “assistenti” andrà avanti fino ad Aprile, ma per me i tempi cominciano a stringere. In gruppo ripartiamo, sempre sul carro, questa volta attraversando la foresta di notte, sotto un cielo di stelle, avvolti dai suoni della “jungla”. Sosta nella notte a Pietras Blanca, dove ha casa Katia, poi alle 6 del mattino io, Paco e Natalia prendiamo il bus per San Josè dove Natalia, di nazionalità Colombiana, deve rinnovare il permesso di soggiorno… Loro si ritroveranno con Katia tre giorni dopo per trasferirsi a Nord, in Guanacaste, per riprendere il lavoro vicino al confine con il Nicaragua.
Io a quel punto mi congedo, utilizzerò i pochi giorni che mi restano per andare con Cecilia sulla costa Atlantica, a Cahuita dove c’è un parco Nazionale e soprattutto un programma per la conservazione della tartaruga marina. Un programma a cui Cecilia ci chiede di collaborare, con un finanziamento e con volontari. Dopo il Pacifico ora mi trasferisco sull’Atrantico, anzi nel Caribe (Mar dei Caraibi). In bus da San Josè a Limon, gran porto bananiero e seconda città del Costa Rica, poi in Land Rover al Parco Nazionale di Cahuita, una striscia di foresta tropicale direttamente sul mare che possiede uno dei rari tratti di barrira corallina in Costa Rica. Bello il Parco, tante scimmie ed anche qualche bradipo, ma ancora più bella la gente, le ragazze soprattutto, una popolazione tipicamente “caraibica”, allegra e colorita come lo sono le cittadine che si incontrano Cahuita, Puerto Vejo e Manzanillio. Nel Parco la più bella spiaggia per fare il bagno guardando la foresta.
Cahuta è il posto giusto per riposarsi: io ho trovato una cabinas con bagno-doccia, acqua calda, ventilatore ed amaca per 10 $ al giorno. Alla sera qui, a differenza del Pacifico, ci sono diversi bar e ristorantini con gruppi che suonano dal vivo ritmi tipicamente caraibici e sudamericani come reg, salsa , merengue, mango e cha cha cha. C’è anche un vero ristorantino italiano, si chiama “Relax”, dove poter chiudere la cena con un espresso ed il grappino.
Rimarrei volentieri qualche giorno in più a Chauita, ma devo assolutamente tornare a San Josè, devo incontrare Juan Figuerola il Coordinatore Nazionale dei COVIRENAS e Marlene (la collega di Cecilia in PROVCA).
L’incontro con Juan è memorabile. Ci diamo appuntamento al mio albergo, un decadente “Petit Victoria Hotel” in Paseo Colon. Lui arriva in bicicletta, è un ragazzo magro, non più giovanissimo, capelli un po’ lunghi e barba rosso-bionda: sembra un Verde tedesco ed invece è proprio lui Juan.
Ci raccontiamo le reciproche esperienze, io gli descrivo le GEV, come sono organizzate e cosa fanno, Lui mi espone i programmi dei Covirenas. Juan è entusiasta, si riconosce totalmente nelle GEV, dice: “è quello che vogliamo fare noi qui” e si impega a sottoporre al loro congresso, in Giugno, un protocollo d’intesa con le GEV Italiane. Gli lascio il materiale di documentazione che avevo portato, ci stringiamo la mano e ci facciamo una foto ricordo. L’impegno è quello di ritrovarci nei prossimi anni in Costa Rica, magari a fare vigilanza insieme. Il giorno successivo incontro Marlene Arguedas Mora, appena tornata dal Panama, dove ha aperto un ufficio di PROVCA, per organizzare anche nei parchi di quel paese la presenza del volontariato internazionale. Nei prossimi anni, quelli di PROVCA, pensano di verificare le condizioni per aprire un ufficio anche in Nicaragua e/o in Guatemala… a quel punto io gli ho suggerito: “avete pensato di aprire un ufficia anche a Cuba? Ci sarebbero sicuramente molti italiani interessati ad un lavoro volontario nei parchi cubani. Pensatici”.
E’ l’ultimo giorno, faccio le valige e, mio malgrado, mi preparo a tornare nel grande freddo con la speranza di aver fatto il pieno di “naturalezza” e di buoni propositi, ma prima di partire a San Pablo di Heredia mi invitano ad un brindisi augurale, una festa di “arrivederci” a base di rum e coca-cola.

Sono tornato e nei prossimi giorni cominceremo ad organizzare i prossimi viaggi in Costa Rica, cogli l’attimo, vola alto anche tu… in Costa Rica. Modulo.pdf

 
 


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© 2003 CPGEV Bologna. Webmaster Valerio Minarelli. All Rights ReservedUltimo aggiornamento 23-11-2003  
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